Seratona parte seconda
31 Luglio 2008
La Vale pubblicherà le foto della seratona di ieri sera appena riuscirà a comunicare con il suo cervello.
Effettivamente…ERANO TANT’ANNI CHE NON LO FACEVO!
ABEMUS PHOTOS! Andate e scaricate…
Ho sonno
30 Luglio 2008
Come dargli torto?!
25 Luglio 2008
Sull’iPhone.
Serate!
24 Luglio 2008
E se davvero cambiassi paese?
22 Luglio 2008
Niente di ché
18 Luglio 2008
Non ho niente da dire, non sta succedendo niente di eccitante o stimolante in questo periodo. A parte la sagra del pinolo, si capisce! Ma questa è un’altra storia…
In questi giorni ho la mente particolarmente aperta ai ricordi e così stamani, non so per quale arcano motivo, mi sono ricordata degli astucci all’ultimo grido di quando ero bambina. Quelli di mia nipote, oggi, sono grossi quasi quanto lo zaino, hanno almeno tre scomparti, sono pieni di matite, cere, pennarelli, e hanno il righello, il goniometro, il compasso, le forbici, al gomma, l’appuntalapis…ovviamente solo una penna! Ecco, ricordo che anche i miei erano abbastanza forniti di tutta quella roba lì ma non avevano una banale zip per aprirli, no. Erano pieni di piccoli pulsanti e si aprivano a scatto! Pigiavi (premevi, ndT) un pulsantino e TAC! Si apriva un cassettino, ne pigiavi un altro e TAC! Si apriva lo scompartimento delle penne. Alla fine si scassavano malamente, ma per quelle poche settimane sembrava tutto più bello. La tecnologia degli anni ‘80 era fantastica!
E poi, sempre di ricordi, mi è tornata in mente una parola, un grido…che non c’entra niente con gli astucci e non so come mi è tornato in mente…
Vediamo chi se lo ricorda!
P.S. Spero che per girare questa scena nessun maggiolino sia stato veramente maltrattato…sigh…
Una canzone a caso
11 Luglio 2008
ho pescato nell’album dei ricordi, è uscita questa…
mi dispiace che l’audio è completamente fuori rispetto al video, ma è splendida comunque!
A mano a mano, Rino Gaetano
A mano a mano ti accorgi che il vento
Ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso
La bella stagione che sta per finire
Ti soffia sul cuore e ti ruba l’amore
A mano a mano si scioglie nel pianto
Quel dolce ricordo sbiadito dal tempo
Di quando vivevi con me in una stanza
Non c’erano soldi ma tanta speranza
E a mano a mano mi perdi e ti perdo
E quello che è stato ti sembra più assurdo
Di quando la notte eri sempre più vera
E non come adesso nei sabato sera….
Ma…dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l’inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te
E a mano a mano vedrai che nel tempo
Lì sopra il suo viso lo stesso sorriso
Che il vento crudele ti aveva rubato
Che torna fedele
L’amore è tornato da te….
Ma…dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l’inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te
Sempre la solita merda
9 Luglio 2008
Perdonate il francesismo. Era da settembre che non prendevo un treno. Ieri è successo e oggi posso dire che ho messo fine alla mia carriera da pendolare. In questi 7 mesi ho cambiato casa, adesso non vado a Pisa centrale a prendere il treno, dovrei tornare indietro rispetto a Firenze. Quindi raggiungo a piedi la piccola stazione che ho vicino a casa: 2 binari, treni per Pisa o treni per Firenze, non si può sbagliare! Mentre trotterèllo verso la stazione mi domando se c’è una biglietteria, poco dopo la risposta: si. Peccato che sia di quelle automatiche e ovviamente ROTTA! Poco male, nella piccola piazza davanti alla piccola stazione c’è un’edicola; la raggiungo, 10 maledetti euro per nemmeno un’ora di treno e torno al binario. Vado per obliterare ma ovviamente la macchinetta è ROTTA. C’è ancora tempo prima dell’arrivo del treno, attraverso i 2 binari con il nuovissimo sottopassaggio, raggiungo la seconda (e ultima) obliteratrice…ROTTA! Ci scappa una grandissimo macchìssenefrega e mi siedo sul marciapiede, si perché nella piccola stazione non c’è neanche l’ombra di una piccola panchina. Ancora qualche minuto e mentre aspetto, penso che mi piace prendere il treno da questa piccola stazione, penso che è bello vedere il treno arrivare da lontano, è bello salire a bordo senza dover fare a gomitate con altre centinaia di persone per accaparrarsi un posticino…
Il viaggio di andata tutto sommato raggiunge la sufficienza, nonostante la miserissima tecnologia delle ferrovie dello stato, gli inossidabili 10 minuti di ritardo e lo stanfo di marcio e sudore che ti attanaglia la gola appena sali sù!
Ma il ritorno…chettelodicoaffà!
Arrivo di corsa alla stazione di Firenze alle 18.14 (più o meno), mentre cammino verso l’obliteratrice dò un’occhio al tabellone degli orari per vedere il binario; inizio a scorrere con gli occhi, c’erano ancora i treni dalle 17.30 in poi con ritardi dalla mezzora in sù, una sfilza con scritto SOPP (per i non frequentatori abituali, vuol dire SOPPRESSO!) ..penso che lo sciopero c’era stato il giorno prima e maledico le ferrovie tutte. Mi dirigo verso i binari da dove partono maggiormente i treni per Pisa e c’è una folla di gente, che nemmeno a San Siro per Vasco! Nel mezzo alla mischia vedo che il treno delle 18.16 sta partendo e qualcuno corre all’impazzata per cercare di prenderlo. Inizio a correre, mica voglio cenare alla stazione di Firenze?! Riesco a montare sul primo vagone, salgo lo scalino con il controllore che con una mano mi spinge dal marciapiede perché non c’era veramente più un centimetro libero e con l’altra urla al telefono “Stanno arrivando da tutte le parti, cosa devo fare? Chiudo tutto e faccio partire?”. Morale, mi sono sparata il viaggio di ritorno in piedi sul primo scalino per 40 minuti spiaccicata alla porta con un simpatico pendolare che mi ha borbottato nell’orecchio a rotazione robe tipo: ”Maledetti bastardi, figli di puttana, stronzi, infinite merde”…e altre cose che preferisco non riportare.
Fine della storia.
Fine delle mie esperienze in treno.
P.S. Foto presa in prestito da questo flickr, grazie!
La preparazione
5 Luglio 2008
La scelta del filato dispiega un mondo di possibilità: onde di fili e colori diversi ti tentano con immagini di maglioni e cappellini (e con l’eco dei complimenti che speri di ricevere), ma non dicono nulla di quanto lavoro ci vorrà. Sono la pazienza e l’attenzione ai dettagli a fare la differenza. E la determinazione. I lavori più difficili sono i più stimolanti, ma all’inizio conviene non avventurarsi con modelli troppo al di sopra delle tue capacità. Scegli sempre il miglior filato che ti puoi permettere e i ferri con cui le tue mani si trovano meglio; io, per esempio, uso sempre quelli di bambù. Ancora adesso mi sembra impossibile che mettedo insieme un gruppo di oggetti così diversi (il filato soffice, i ferri appuntiti, lo schema, l’uncinetto per le rifiniture, e l’insondabile mix di creatività, umanità e immaginazione) si possa produrre qualcosa che conserverà per sempre un pezzetto della propria anima. Ma è proprio così.
Ennesimo sabato in ufficio. Ho iniziato un nuovo libro (perchè “Le Cronache di Narnia” con le sue 1300 pagine non è molto trasportabile!) che si chiama “Le Amiche del Venerdì Sera”, primo romanzo di Kate Jacobs da cui è stato tratto l’omonimo film prodotto e interpretato da Julia Roberts che uscirà…boh? non lo so. Ecco, come giornalista non sono un granchè…
Ma insomma, è il primo romanzo (che io sappia) che parla di lavoro a maglia e un libro leggero e spensierato per l’estate è quello che ci vuole! Ripeto, è un romanzo; quindi niente schemi di punti stravaganti, accessori impensabili e cose tecniche insomma…solo una storia che ruota intorno ad un gruppo di knitters (lavoratrici a maglia, ndT)!
Non che io non lavori, è?! Intendiamoci!! E’ che stare qui ad aspettare che qualcosa in banca vada male, non è proprio esaltante, ecco. Poi è sabato pomeriggio, e luglio..quindi ecco, leggere un bel romanzo ci vuole eccome!








