Frisco per gli amici

4 Dicembre 2009

Felicissima di aver scelto come città americana San Francisco per una mini-visita di due giorni. Da restare senza parole.
Arriviamo che è in corso la festa delle feste di tutta l’America quasi quanto il ringraziamento: Halloween. Già sulle tre isole delle Hawaii ci siamo resi conto di quanto tutti, ma veramente tutti, partecipino a questo gigantesco carnevale! La guida ci consiglia caldamente di fare due passi nel quartiere che si trova vicino al nostro albergo, il quartiere dove si riversa gran parte della città per questa festa, quello dove (quasi) tutto è permesso, il quartiere gay: Castro. Fare paragoni con l’Italia è impossibile ma nel bel paese una festa del genere avrebbe causato non pochi scompigli, lì invece, a San Francisco, nel quartiere gay, abbiamo passeggiato tranquillamente per due ore e abbiamo riso nel vedere delle maschere veramente geniali, ma per la maggiore quest’anno andava la crocerossina.
Il giorno dopo abbiamo toccato (con un suv) (OVVOVE!) i punti più belli e significativi della città: il Golden Gate, il Fisherman’s Wharf e il Pier 39, la collina di Twin Peaks (non la Twin Peaks della serie tv, quella era girata in Canada), il Comune e il teatro, il quartiere hippy (Haight-Ashbury), quello cinese (Chinatown) e quello italiano (North Beach), il Financial District, i contrasti tra le casette tipiche con i grattacieli, Lombard Street…insomma un bel giro! Il tutto si è concluso con il granchio bollito al Pier 39 e un altro giro nel quartiere hippy dove ci sono negozi di abbigliamento usato dell’epoca bellissimi, gente che balla e canta per strada con le fiaccole, tutti che sorridono e salutano. Sembrava di stare veramente in un altro mondo!
Ultimo giorno, fuga da Alcatraz! Incredibile e suggestivo è dire poco.

Se ci tornerò non lo so. E a fare cosa non saprei dirlo adesso, ma di sicuro mi divertirò!

Scegliere qualche foto non è stato semplice…

Sul filo del telefono

2 Dicembre 2009

Aspetto che squilli, aspetto di sentirmi dire che rientrerò in sede ché il contratto di lavoro per questo progetto fiorentino sta per finire, ma ufficialmente non so ancora niente da parte dei miei. Il telefono non squilla. E il prossimo anno dove sarò? Aleggia un grande punto interrogativo sopra la mia testa. Di nuovo Firenze? Milano? Sassari? Pisa? No, Pisa meglio escluderla a priòri…

O’ahu

26 Novembre 2009

Delle tre isole che ho fatto è quella che ho apprezzato meno. Non dico che non mi è piaciuta, giammài! Ma dopo la natura di Maui e i paesaggi quasi lunari di Big Island mi sono ritrovata nel mezzo al traffico, seppure sempre ordinato, nel mezzo ai giapponesi, nel mezzo ai negozi di marche italiane…va bene il “made in italy”, ma così è veramente troppo; Waikiki è un centro commerciale a cielo aperto, sviluppata in altezza con molti grattacieli e pochissima spiaggia, tra l’altro pure finta! Perchè per colpa della conformazione che hanno dato alla costa con la costruzione di quegli enormi mostri, le onde piano piano hanno mangiato la spiaggia e se a Waikiki togli la spiaggia, togli la vita! Gli albergatori e i negozianti quindi hanno pensato bene di portarcela la sabbia…togliendola all’isola di Molokai! La trovo una cosa assurda ma il dio dollaro evidentemente è più potente di madre natura…
A parte la mia personalissima parentesi negativa, Honolulu e Waikiki restano sempre un bel posto da vedere, ma per fortuna ho girato quasi tutta l’isola. Ci sono delle spiagge balneabili bellissime come quella di Waimanalo, la famosa spiaggia di Haleiwa nel North Shore (paradiso dei surfisti) e degli scorci di paesaggi veramente impressionanti.

Promemoria per quando ci tornerò:
- escursione al vulcano Diamond Head;
- visitare la parte est dell’isola;
- snorkling a Hanauma Bay;
- surf, windsurf, bodysurf.

Fotine di O’ahu

 

Big Island (Hawaii)

24 Novembre 2009

L’isola si chiama Hawaii ma da molti anni la chiamano Big Island per non confonderla con il nome dello stato. E questa isola è veramente grande grazie anche al vulcano attivo. Vederlo, purtroppo non da vicino, è stato elettrizzante…o sarà stata la febbre?! No no, era il vulcano! Passeggiare sulla colata lavica del 2003 e vedere la colonna di fumo che si alza in cielo per la lava che finisce in mare vale solo la visita a quest’isola. Stare affacciati al terrazzino di lava con le onde dell’oceano che si infrangono sotto di me e sentire la “lava” tremare sotto i piedi è terrificante e fa capire quanto sono fragili le isole di origine lavica…sensazione insuperabile! Anche qui ci sono delle spiagge meravigliose, una su tutte: Hapuna Beach. E anche la spiaggia nera non è male, peccato per i nudisti!
Purtroppo non ci è stato possibile visitare tutto quello che volevamo vedere perchè dovevamo noleggiare una jeep per poter percorrere alcune strade…ma mi appunto due cosine da vedere per la prossima volta!

Promemoria per quando ci tornerò:
- escursione notturna al vulcano attivo Kilauea;
- visita all’osservatorio del Mauna Kea;
- andare a South Point;
- surf, windsurf, bodysurf.

Qualche foto di Big Island

Maui

17 Novembre 2009

Maui è l’isola più bella che abbia mai visto. Partendo dal motto che se non è un’isola non ci piace, dopo aver visto Cuba (purtroppo solo una piccolissima parte) e l’Isola di Wight, senza dimenticarsi della Sardegna e dell’Elba, posso dire che Maui è bella. Bella per la natura, bella per la gente che l’abita, per i 30° tutto l’anno, per i vulcani, le spiagge, le scogliere e i paesi come Lahaina, Pa’ia e Makawao. Bellissima da vedere e da vivere.

Promemoria per quando ci tornerò:
- discesa in mountain bike dal vulcano Haleakala;
- escursione a Molokini;
- comprare casa a Pa’ia;
- surf, windsurf, bodysurf.

Giusto due fotine…

 

We are a London Girl

23 Settembre 2009

@ roller disco

@ roller disco

Io, a Londra, nun vedo l’ora de tornàcce! (come mi succede con ogni posto che visito, del resto!)
Mi sono divertita, anzi: ci siamo divertite. Tanto.
Un po’ di parole a caso.
Tanta “andergraund”, tanti scalini. Se il mondo è fatto a scale c’èchiscendeec’èchisale, Londra di più.
Aperitivi in camera con patatine e sidro/birra di Tesco. Smalti colorati, tutù e colori esageratamente forti. Discoteca anni ‘70/’80 sui pattini. Bella sorpresa, grazie bimbe! Cioè, vi rendete conto?! In discoteca sui pattini a rotelle…in Italia sarebbe fantascienza. Per molti, deficienza.
Palloncini. Palloncini di qualsiasi forma e colore per festeggiare qualsiasi cosa. Anch’io 3 palloncini per il compleanno!
Guinnes, tanta Guinnes, non troppa. Giusta, ecco. Almeno non da stare male come la tipa che ci ha deliziato in “de andergranud” nel farci ammirare quello che aveva bevuto. Lei mangiato no, niente.
Ecschiusmi e sorri: le parole più dette per rompere le scatole agli inglesi. Però gentili. A parte il simpaticissimo cameriere del ristorante messicano che il limone se lo potrebbe ficcare nell’occhio. Appunto. Ah, l’umorismo inglese! Vallo a capire…
Mercatini. Tutti. Camden Town, Covent Garden, Portobello, ancora Camden Town. E già solo con questi tre è stato un dramma. Crisi della sterlina.
Harry Potter, le burrobirre, Diagon Alley con le scale che si muovono, il binario 9 e 3/4 di King’s Cross. Tutto molto magico.
Harrods bello, forse un po’ troppo italianeggiante per i miei gusti, il Mondo di Natale al terzo piano è fantastico. Ma a Londra è sempre Natale, HOHOHO.
L’uai-fai aggrattìsse, ma anche no. Per trovarlo dovevamo mangiare…disdetta!
Muffin, cibo messicano, muffin, sushi, muffin, pollo frittofrittofritto, frappuccino uit crim, muffin, patate fritte, muffin, hamburger e muffin. Più o meno quello che abbiamo mangiato in questi quattro giorni. Londra-Italia 10-0.
Bai Bai London, ai riturn!

London calling

17 Settembre 2009

E il neurone risponde!
Una cosa del genere l’ho sempre sognata. Quando si hanno delle persone così speciali vicino, è il minimo. Adesso è capitata l’occasione giusta, anzi due.
La prima è che, se qualcuno ancora non lo sa prenda un bel respiro, mi sposo. Tra un mese esatto…uh signùr!
E domani compio per la prima e ultima volta…trent’anni. Ma proprio 30! Tondi tondi.
E, sempre domani, vado a Londra con le mie amiche. Quali occasioni migliori dunque, per un viaggio del genere?
Dr. Martens, zaino, biglietti.
Pronte?
Si parte!

il neurone

il neurone

Ferie? Si, grazie!

4 Agosto 2009

L’ideona geniale di qualche post fa a riguardo delle mie ferie…
Un paio di settimane fa pensavo “Che cosa triste quest’estate, mancano soltanto due settimane alle mie ferie e non ho neanche un misero itinerario da preparare per un giro in vespa!”
E’ bastato qualche pomeriggio a bighellonàre su internet, ed ecco che la mèta è stata trovata.
Senigallia!
E voi vi domanderete: “Ca@@o ci vai a fare a Senigallia, stupida che non sei altro?! Inneggiavi alla Capraia fino a ieri!”
Spiego. A Senigallia, ogni agosto da 10 anni a questa parte, c’è un festival internazionale anzi, c’è IL Festival Internazionale, della musica e cultura dell’America anni ’40 e ’50. Non ricordo di come ne sono venuta a conoscenza, ma già da qualche anno so che c’è e già da qualche anno sarei voluta andarci; niente di meglio per queste ferie brevi e con pochi soldi! Il programma è semplice: quando abbiamo voglia, tra il 14 e il 23 agosto, carichiamo tenda e qualche cianfrusaglia nel maggiolino, pieno di benzina e si parte. Quando finiscono i soldi le ferie e il festival, si torna a casa!
Poi forse farò anche qualche giorno in Garfagnaga per riposare la mente e (spero) ricaricare le mie batterie!

Non so come ho fatto ad arrivare sana e salva ad oggi, 3 agosto 2009. Da maggio non ho un fine settimana libero. Sempre a corsa. La mia estate deve ancora iniziare e ne ho già le scatole piene di feste, aperitivi, giri in vespa, musica, maggiolo, foto, mare…no mare no: quello anche d’inverno mi fa stare bene! Sono stanca di tutto. In primis? Inutile dirlo, il lavoro che da gennaio fa rima con Firenze. Ho affrontato questo fine settimana sorridendo ma senza divertirmi come avrei voluto. Colpa della stanchezza e del cercare di capire i problemi inutili che la gente si crea.

Il matrimonio di Elena & Andrea è andato bene! Loro belli, romanticoni e sorridenti…e il filmato girato dagli amici è stato meraviglioso…tante risate! Peccato per due cose: non ho bevuto e sono dovuta andare via dopo il taglio della torta, mi sono persa rum e sigari! Cioè, il sigaro me lo sono portato a casa…me lo voglio fumare in terrazza come all’Havana, peccato solo per il panorama!
E sono dovuta scappare per una buona causa…il raduno tanto atteso a Rosignano!
Prendere la vespa alle 3 di notte non è da tutti, soprattutto con un matrimonio alle spalle! Arrivare là e trovare Ale, Angela, Giodi, Maf e Fede svegli è stato bellissimo! Un po’ di birra per dormire meglio e via in tenda. Dopo 3 ore già in piedi e ha inizio l’avventura! Via con le iscrizioni, le magliette che si vendono una meraviglia, numero dei partecipanti sopra le previsioni, il giro in vespa emozionante, il pranzo e le premiazioni…CIAO FRANCE. E’ tutto dedicato a te!

p.s.il post-raduno, sempre con il post-matrimonio alle spalle, è stato delirante!

C’è questo blog qui, dove c’è questo post qui, che copio e incollo per comodità, che condivido in pieno e che dice più o meno così:

NUOVAMENTE PENDOLARE

Vorrei che i responsabili della gestione delle Ferrovie dello Stato fossero colti da un malore, fulmineo e insopportabile, la mattina appena svegli; che l’ambulanza arrivasse in ritardo, già strapiena e sporca; che fossero caricati in piedi, aggrappati ai finestrini e viaggiassero, in direzione dell’ospedale, a passo d’uomo, nonostante la strada libera. Vorrei che l’ambulanza si fermasse a 500 metri dall’ospedale, inspiegabilmente, per lunghi quarti d’ora, e che fossero costretti a rimanere a bordo fino all’apertura delle porte, esattamente davanti al portone d’ingresso. Vorrei che fossero caricati su un barella rivestita di tessuto impregnato di unto decennale; che fossero messi in fila, dietro decine di barelle, in un corridoio puzzolente con luci al neon e polvere; che, quasi vicini alla porta del medico, un inserviente chiedesse loro di pagare un biglietto e di tornare indietro, a piedi, all’ingresso, per farsi apporre un timbro e poi rifare tutta la fila. Vorrei che giunto, finalmente, il loro turno, sudati, con una temperatura tropicale e senza aria condizionata, perdessero la coincidenza col medico per soli tre minuti e che, accasciati ormai sul pavimento lurido, schivando sacchi e scatoloni, senza più speranza, un’infermiera dalla voce metallica sussurrasse placidamente loro: Ci scusiamo per il disagio.