Son giorni

13 Ottobre 2009

Credo che qui tornerò a scriverci tra qualche giorno. Nel frattempo ho mille cose da fare, da ricordare, da pensare.
Son giorni di partenze. Giorni di speranze. Son giorni di ansie. Giorni felici.

Anne Geddes

E ancora non ho scritto niente qua…
Il 5 ottobre E’ NATO NICOLA!
Il primogenito del Ponce’n'Vespa.
Un bambolotto di 3 kg e 710 gr, biondo e con gli occhi azzurri!
Auguri a mamma Maf e babbo Fede, inesorabili compagni di viaggio.

Proprio stamani, non so per quale motivo, pensavo di iniziare ad ascoltare qualcosa dei Modena City Ramblers. Mi hanno sempre incuriosito ma non ho mai avuto l’opportunità di avvicinarmi alla loro musica.

Un giorno, guidati da stelle sicure
ci ritroveremo in qualche angolo di mondo lontano,
nei bassifondi, tra i musicisti e gli sbandati
o sui sentieri dove corrono le fate.

E prego qualche Dio dei viaggiatori
che tu abbia due soldi in tasca
da spendere stasera
e qualcuno nel letto
per scaldare via l’inverno
e un angelo bianco
seduto alla finestra.

Ninnananna – MCR
 

Mi sa che non li ascolto più.

We are a London Girl

23 Settembre 2009

@ roller disco

@ roller disco

Io, a Londra, nun vedo l’ora de tornàcce! (come mi succede con ogni posto che visito, del resto!)
Mi sono divertita, anzi: ci siamo divertite. Tanto.
Un po’ di parole a caso.
Tanta “andergraund”, tanti scalini. Se il mondo è fatto a scale c’èchiscendeec’èchisale, Londra di più.
Aperitivi in camera con patatine e sidro/birra di Tesco. Smalti colorati, tutù e colori esageratamente forti. Discoteca anni ‘70/’80 sui pattini. Bella sorpresa, grazie bimbe! Cioè, vi rendete conto?! In discoteca sui pattini a rotelle…in Italia sarebbe fantascienza. Per molti, deficienza.
Palloncini. Palloncini di qualsiasi forma e colore per festeggiare qualsiasi cosa. Anch’io 3 palloncini per il compleanno!
Guinnes, tanta Guinnes, non troppa. Giusta, ecco. Almeno non da stare male come la tipa che ci ha deliziato in “de andergranud” nel farci ammirare quello che aveva bevuto. Lei mangiato no, niente.
Ecschiusmi e sorri: le parole più dette per rompere le scatole agli inglesi. Però gentili. A parte il simpaticissimo cameriere del ristorante messicano che il limone se lo potrebbe ficcare nell’occhio. Appunto. Ah, l’umorismo inglese! Vallo a capire…
Mercatini. Tutti. Camden Town, Covent Garden, Portobello, ancora Camden Town. E già solo con questi tre è stato un dramma. Crisi della sterlina.
Harry Potter, le burrobirre, Diagon Alley con le scale che si muovono, il binario 9 e 3/4 di King’s Cross. Tutto molto magico.
Harrods bello, forse un po’ troppo italianeggiante per i miei gusti, il Mondo di Natale al terzo piano è fantastico. Ma a Londra è sempre Natale, HOHOHO.
L’uai-fai aggrattìsse, ma anche no. Per trovarlo dovevamo mangiare…disdetta!
Muffin, cibo messicano, muffin, sushi, muffin, pollo frittofrittofritto, frappuccino uit crim, muffin, patate fritte, muffin, hamburger e muffin. Più o meno quello che abbiamo mangiato in questi quattro giorni. Londra-Italia 10-0.
Bai Bai London, ai riturn!

Ormai lo dovreste sapere un po’ tutti, in treno dormo. Almeno il viaggio di andata, quello della mattima alle 7, come se svenissi proprio! Molto spesso mi capita di non vedere neanche la fermata di Pontedera 10 minuti dopo la mia…come si dice in questi casi, un valigia!
Stamani, mentre dormivo appunto, mi è capitato di “sentire” che muovevo la bocca in modo strano, la aprivo e chiudevo veloce come se battessi i denti ma non li battevo. E, niente, quando mi sono ripresa dal sonno mi chiedevo con che faccia avrebbe potuto guardarmi la tipa davanti a me, ma non c’era già più. Non dev’essere stato un bello spettacolo, davvero.

Paure

27 Agosto 2009

Che io ora, quando sono in vespa da sola, ho paura. Mi devo farmare, iniziano a tremarmi le gambe. Come l’altra mattina mentre andavo in ufficio, un suv mi ha inchiodato dietro facendo fischiare le gomme; andavo a 80 all’ora, nella corsia opposta stava arrivando un autobus e il macchinone dietro di me non ce la faceva a sorpassarmi…e allora cosa fa? Inchioda. Dopo averlo offeso pesantemente mi sono dovuta fermare sul ciglio della strada, non ce la facevo ad andare avanti.
Quando sono in compagnia non ce l’ho questa sensazione di paura, martedì sera sono andata a Livorno in vespa, c’era Fede, ed ero tranquilla…ma da sola mi fa paura un po’ tutto. Gli alberi, i guard-rail, gli stupidi che fanno i manovroni, da qualche mese anche i cassonetti.

Ricordo che anni fa ero rimasta da sola a fare il pendolare per Firenze e passai dei giorni in cui avevo paura deragliasse il treno. Poi andai in Sardegna e ogni lunedì e venerdì ero sopra ad un aereo, inutile dire che la paura che lo stesso aereo cadesse aumentava di volo in volo anziché diminuire.

Con i viaggi che ho in programma per “divertimento” e per lavoro da qui a novembre…posso solo sperare che mi passi!
Ma ce la farò, ce la devo fare.

…seduto sul sofà. Io invece sono parte integrante del mio divano.
No, ma tra poco torno è! Cioè, sono già ritornata in ufficio ma devo fare i conti con lo stress da post-ferie!

Anne Geddes

 

 

 

 

 

 

 

E’ arrivata ieri, 4 agosto, e non poteva non essere che Alice! Non riesco a trovare parole per esprimere tutta la mia gioia (è il periodo delle batterie scariche del resto!), però mi è bastato guardare gli occhi di babbo Marco e mamma Irene per sentire la loro felicità ad un passo! Auguri bimbi, ora aspettiamo solo di spupazzarcela a dovere!

Non so come ho fatto ad arrivare sana e salva ad oggi, 3 agosto 2009. Da maggio non ho un fine settimana libero. Sempre a corsa. La mia estate deve ancora iniziare e ne ho già le scatole piene di feste, aperitivi, giri in vespa, musica, maggiolo, foto, mare…no mare no: quello anche d’inverno mi fa stare bene! Sono stanca di tutto. In primis? Inutile dirlo, il lavoro che da gennaio fa rima con Firenze. Ho affrontato questo fine settimana sorridendo ma senza divertirmi come avrei voluto. Colpa della stanchezza e del cercare di capire i problemi inutili che la gente si crea.

Il matrimonio di Elena & Andrea è andato bene! Loro belli, romanticoni e sorridenti…e il filmato girato dagli amici è stato meraviglioso…tante risate! Peccato per due cose: non ho bevuto e sono dovuta andare via dopo il taglio della torta, mi sono persa rum e sigari! Cioè, il sigaro me lo sono portato a casa…me lo voglio fumare in terrazza come all’Havana, peccato solo per il panorama!
E sono dovuta scappare per una buona causa…il raduno tanto atteso a Rosignano!
Prendere la vespa alle 3 di notte non è da tutti, soprattutto con un matrimonio alle spalle! Arrivare là e trovare Ale, Angela, Giodi, Maf e Fede svegli è stato bellissimo! Un po’ di birra per dormire meglio e via in tenda. Dopo 3 ore già in piedi e ha inizio l’avventura! Via con le iscrizioni, le magliette che si vendono una meraviglia, numero dei partecipanti sopra le previsioni, il giro in vespa emozionante, il pranzo e le premiazioni…CIAO FRANCE. E’ tutto dedicato a te!

p.s.il post-raduno, sempre con il post-matrimonio alle spalle, è stato delirante!

C’è questo blog qui, dove c’è questo post qui, che copio e incollo per comodità, che condivido in pieno e che dice più o meno così:

NUOVAMENTE PENDOLARE

Vorrei che i responsabili della gestione delle Ferrovie dello Stato fossero colti da un malore, fulmineo e insopportabile, la mattina appena svegli; che l’ambulanza arrivasse in ritardo, già strapiena e sporca; che fossero caricati in piedi, aggrappati ai finestrini e viaggiassero, in direzione dell’ospedale, a passo d’uomo, nonostante la strada libera. Vorrei che l’ambulanza si fermasse a 500 metri dall’ospedale, inspiegabilmente, per lunghi quarti d’ora, e che fossero costretti a rimanere a bordo fino all’apertura delle porte, esattamente davanti al portone d’ingresso. Vorrei che fossero caricati su un barella rivestita di tessuto impregnato di unto decennale; che fossero messi in fila, dietro decine di barelle, in un corridoio puzzolente con luci al neon e polvere; che, quasi vicini alla porta del medico, un inserviente chiedesse loro di pagare un biglietto e di tornare indietro, a piedi, all’ingresso, per farsi apporre un timbro e poi rifare tutta la fila. Vorrei che giunto, finalmente, il loro turno, sudati, con una temperatura tropicale e senza aria condizionata, perdessero la coincidenza col medico per soli tre minuti e che, accasciati ormai sul pavimento lurido, schivando sacchi e scatoloni, senza più speranza, un’infermiera dalla voce metallica sussurrasse placidamente loro: Ci scusiamo per il disagio.